Novembre/Dicembre 2014 – e il praticantati riparte

Prataioli, siate felici: dopo un abisso di silenzio estivo, il Paticantati è quasi pronto per tornare tra i nostri corridoi, nelle nostre aule, ad occupare quel poco di spazio che rimane vuoto nelle nostre cartelle e a donarci qualche momento di stacco tra una versione e l’altra. Dico quasi, perchè nonstante la grande partecipazione siamo in carenza di IPSE DIXIT, ovvero di tutte le cose più divertenti, strane, assurde, insomma, tutte le battute dei professori per cui vale la pena di dire “Noo, questa me la segno!!”. Quindi mandatene, mandatene e mandatene alla casella mail della redazione, cioè

redazione.praticantati@liceoprati.it

Mi raccomando, li aspettiamo! E aspettiamo anche voi, a breve

LA GRANDE GUERRA IN EUROPA- CONCORSO

Prataioli,

vi proponiamo un’iniziativa promossa dalla Fondazione per la scuola a tema: la Grande Guerra in Europa. E’ rivolto a classi o studenti singoli quindi mettetevi in gioco.

 

Nel link ci sono tutte le informazioni e i requisiti del concorso.

Avete tempo fino al 30 aprile 2014.

http://www.fondazionescuola.it/magnoliaPublic/iniziative/eustory/concorso.html

 

LOCANDINA_

 

 

 

CIELO SCURO, NEVE BIANCA

Se qualcuno fosse passato in quel momento fuori dalla casa, avrebbe visto il naso di un bambino schiacciato sul vetro freddo della finestra. Avrebbe certamente notato come i suoi piccoli occhi si spalancavano gioiosi nel fissare assorto la neve che avvolgeva tutto il piccolo paese in un vortice. Esplodeva in fiocchi che si disperdevano nell’aria pungente mentre il cielo diventava più scuro. Generalmente nessuno si trovava fuori casa durante le tempeste a meno che non colto di sorpresa, poiché si verificavano del tutto inaspettatamente. Nessuno poteva prevederle e non esisteva alcun evento che le preannunciasse. Comunque erano sempre accolte con grande gioia, soprattutto da parte dei bambini che, appena questa passava, si precipitavano fuori con le slitte per giocare nella coltre bianca. Era un copione visto mille volte, questo, nel paese dove è sempre inverno…
Tim si staccò dal vetro lasciando un alone di vapore acqueo che scomparve mentre lui correva dalla mamma perché lo aiutasse a vestirsi. Non appena fu pronto uscì tutto infagottato nel giaccone caldo e impermeabile trascinandosi dietro la pesante slitta. Giunse ai piedi della solita collinetta, dove tante altre volte si era incontrato con i suoi amici. C’erano tutti: Miles con la sorellina Beth, Annie e il paffuto Jerry. Il Natale si avvicinava e i bambini erano contenti come non mai.

– Chi arriva ultimo è… una lumaca! – strillò Miles, e subito tutti si lanciarono su per la collina imbiancata. A mano a mano che arrivavano in cima, si gettavano, sfiniti, nella neve, uno accanto all’altro, ridendo. Ripresero fiato e decisero di lanciarsi giù per il pendio con le slitte.
– Io vado per primo! – esclamò Tim impaziente. Si preparò, staccò i piedi da terra, si diede una leggera spinta e cominciò a scendere veloce, velocissimo! Gli sembrava di volare. In quel momento, però, il cielo si scurì improvvisamente e una nuova tempesta si scatenò. La neve si alzava da terra per precipitarsi da un’altra parte portata dal vento. I fiocchi si scaraventavano sul viso del bambino costringendolo a chiudere gli occhi. Frenò con tutte le sue forze, ma la discesa era troppo ripida e la slitta si fermò solo quando fu arrivata in fondo. Quando il vento smise di soffiare e di agitare la neve, i bambini rimasti in cima scesero per controllare che l’amico stesse bene.
– Tim! Tim! – strillarono quando lo raggiunsero.
– Sto bene, ragazzi. – disse mettendosi a sedere vicino agli altri.
– Ci hai fatto prendere un bello spavento! – esclamò Annie.

– Secondo voi perché la neve cade? – aggiunse dopo una breve riflessione.
– Che domande, Annie! – la snobbò Jerry – È ovvio che la neve cade perché… ehm… perché…-

Tutti scoppiarono a ridere e Jerry arrossì.

– A – ha, non lo sai nemmeno tu? – lo prese in giro la bambina.
– Perché non andiamo a chiederlo al vecchio Sam? Lui sa tutto! –
Entusiasti e curiosi, i bambini si avviarono per le stradine del paese fino a raggiungere una casetta piccolina e accogliente, in cui viveva il più anziano e saggio tra gli abitanti. La sua porta, come quella delle case degli altri, era sempre aperta per chiunque avesse bisogno di lui. L’ospitalità non mancava certo in quel villaggio, anche se in tutti gli anni fin da quando esisteva non aveva mai visto arrivare nemmeno un forestiero.
I piccoli bussarono alla porta e subito comparve davanti a loro la lunga barba di Sam.
– Ciao bambini!  Entrate, qui fuori fa freddo. Strano, eh? – li accolse ridendo con dolcezza.
Dentro, tutti cinque si lasciarono sprofondare sul divano, mentre il vecchio si dondolava sulla sedia scricchiolante davanti al caminetto.
– Ditemi, perché siete qui? – chiese incuriosito.
– Dobbiamo avere una risposta: tu sai perché cade la neve? – chiese Miles. Sam appoggiò la schiena alla sedia sospirando forte. Passarono degli istanti prima che rispondesse.
– Vi racconto una storia vera. C’è un albero grandissimo alle porte del nostro villaggio, mille volte più alto delle nostre case. – iniziò il vecchio – nessuno l’ha mai raggiunto. E sapete perché? – I bambini pendevano ormai dalle sue labbra: Sam non era mai riuscito a incantare nessuno in quel modo, nonostante le sue storie fossero sempre affascinanti.
– Perché non si può! – esclamò a un certo punto, spiazzando completamente il suo pubblico.
– Va bene, ma questo che cosa c’entra? – chiese Tim quasi infastidito.
– Quello che volevo dire – riprese il vecchio Sam – è che noi siamo solo la piccolissima parte di un mondo immensamente più grande di noi. Noi lo chiamiamo universo. Tutte le cose là fuori sono più grandi di noi. La neve cade perché è comandata da qualcosa di esterno che noi non possiamo capire e nemmeno sappiamo spiegare. È così e basta, non lo decidiamo noi . – spiegò Sam con dolcezza. I piccoli rimasero a bocca aperta.
– E non c’è un modo per uscire? Io voglio scoprire cosa c’è fuori! – chiese a bassa voce Annie dando voce ai pensieri di tutti. Sam rise.
– Figliola, si può ma è molto difficile. E anche se si riuscisse a uscire sarebbe impossibile sopravviverci. Saremmo solo dispersi, niente potrebbe offrirci una casa o un riparo. Siamo troppo piccoli. – disse accarezzandole la testa.
– Non è giusto! Noi non siamo piccoli! – protestò Tim.
– Certo che no, ma al confronto di quell’immensità sì! – replicò il vecchio. – Non è affascinante tutto questo? – chiese raggiante.
– No! – esclamarono all’unisono i bambini imbronciati.
– Grazie per la risposta, Sam, però non siamo molto contenti di quello che ci hai detto. – disse triste Jerry. Ognuno si avviò verso la propria casa, troppo scoraggiato per tornare a giocare.
Per alcuni giorni, nessuno dei bambini uscì di casa. La neve rimaneva liscia sul terreno senza i segni delle slitte dei piccoli e il perenne inverno non aveva più un senso senza le loro risate.
Fino a quando, il giorno della vigilia di Natale, Sam bussò alla porta di una casa.
– Ciao Tim. – disse al bambino che, appena aperta la porta, se lo trovò davanti.
– Ciao. – disse il piccolo, ancora imbronciato.
– Non siete più andati a giocare tu e gli altri, non è vero? – chiese senza ottenere nessuna risposta.
– Siete ancora tristi per quello che vi ho detto? – domandò teneramente. Sospirò, interpretando il silenzio del piccolo.
– Ma in fondo importa davvero non sapere cosa c’è fuori? Noi stiamo bene dove siamo e senza farci troppe domande. E poi non è detto che quello che si trova nell’universo ci piacerebbe, pensa che delusione sarebbe! – esclamò Sam. Si sedette e prese  in braccio il bambino.
– Tim, tu e gli altri siete una gioia per tutti noi. Senza la vostra allegria, cosa scalderebbe i cuori di noi adulti? Non pensate a quello che sta fuori: godetevi la neve, assaporate il Natale ormai vicino come noi adulti non sappiamo più fare. Quello di cui noi tutti abbiamo bisogno siete voi, perché è in voi che vediamo i bambini che siamo stati e che a volte ci mancano tanto. –
Senza dire niente il piccolo lo abbracciò di slancio, ora contento e convinto come non mai. Pur non avendolo fatto chiaramente, Sam aveva sciolto ogni suo dubbio. Corse subito dai suoi amici e insieme tornarono a giocare nella neve. Così un altro Natale trascorse, con grande sollievo, rallegrato dalla semplicità dei bambini.
Nel frattempo, da qualche parte, fuori, nell’universo, la mano di una bambina seduta sotto un grande albero addobbato  afferra gioiosa la palla di vetro agitandola, in modo da far volare dappertutto la neve artificiale e guardarla, poi, posarsi sui tetti delle case del paese dove è sempre inverno.

di Aurora Martinelli e Margherita Calovi