PAGINA IN COSTRUZIONE, IL TESTO E’ SOLO UNA PROVA
«Scrivere in questi anni mi ha dato la possibilità di esistere. Articoli e reportage. Racconti e editoriali. Un lavoro che per me non è stato semplicemente un lavoro. Ha coinciso con la mia vita stessa.»
Tre anni dopo Gomorra, il romanzo inchiesta che gli è valso la notorietà e il successo mondiale, ma anche le minacce della camorra e una vita blindata, Roberto Saviano riprende il suo dialogo con i lettori dalle pagine di un nuovo libro, in cui si respirano a pieni polmoni la dimensione civile e la tensione morale della sua scrittura. Una scrittura che indaga con coraggio la realtà e la racconta con le armi della letteratura, fondendo le suggestioni della narrazione con l’impegno vivo della testimonianza, fino a divenire non uno stile di vita ma la ragione della vita stessa. Così è per Saviano e lo si capisce leggendo ogni sua riga. Lo hanno capito i suoi lettori, a cui l’autore esprime un ringraziamento che è anche, e soprattutto, un’ammissione di intenti: «Se ho avuto un sogno, è stato quello di incidere con le mie parole, di dimostrare che la parola letteraria può ancora avere un peso e il potere di cambiare la realtà. Pur con tutto quello che mi è successo, la mia “preghiera”, grazie ai miei lettori, è stata esaudita». A queste persone, quelle che non si accontentano di galleggiare e di tirare a campare, tra pigrizia e cinismo, ma a quanti hanno reso possibile che Gomorra divenisse un testo pericoloso per certi poteri, a questi è dedicato La bellezza e l’inferno.
Il libro nasce dalla raccolta di scritti ed articoli originariamente apparsi su giornali e media nazionali, in seguito rielaborati e adattati per la pubblicazione in un unico volume, con l’aggiunta di un’introduzione e di uno scritto inedito. Non ha l’intento di essere un’opera omogenea, al contrario lascia spazio a voci diverse che scaturiscono sia dalle passioni personali sia dal senso del dovere dell’autore. I capitoli, riuniti attorno a cinque nuclei tematici – sud, uomini, business, guerra, nord – toccano i temi cari al giovane giornalista e scrittore campano: dalle terre natali inquinate dal crimine agli affari della camorra nel mercato immobiliare lombardo; dai ragazzi di Scampia, star per un giorno al Festival di Cannes, alle considerazioni sul colossal hollywoodiano “300”, sull’epopea delle Termopili; dal commovente ritratto di Michel Petrucciani, Ossa di cristallo, al memorabile incontro con il giocatore del Barcellona Lionel Messi, l’unico capace di ripetere, in meglio, il gol capolavoro messicano di Maradona. E infine, il racconto della serata con Salman Rushdie all’accademia dei Nobel di Stoccolma, un luogo magico dove è possibile “raccogliere a pieni polmoni quell’odore di umido e di legno che sembra aver conservato tutte le presenze di chi vi è stato premiato”. Dove Saviano alimenta la volontà di rimanere fedele ai propri ideali, diviso tra la “bellezza”, necessaria per chi scrive e vive, e il suo contrario: l’“inferno” del male e della corruzione, che sembra continuamente prevalere. Dove lo scrittore può dimostrare al mondo intero quello che, da sempre, vive sulla sua pelle e testimonia con i suoi scritti. Come disse Albert Camus, “gli incarichi che fanno la grandezza del mestiere di scrittore sono due: il servizio della verità e quello della libertà”.
O siamo capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione, o dobbiamo lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le idee con la forza, perché questo blocca il libero sviluppo dell’intelligenza.