di Giorgia Folgheraiter
-Ciao, sono Pierino e sono talmente tossicodipendente che durante la notte fumo un pacchetto di sigarette.. ma nel sogno!-. 
Tutti gli altri in coro rispondono : -Ciao Pierino-
Scommetto che tutti si aspettavano una di queste terapie di gruppo nell’incontro con la psicologa della scuola dal titolo “Funzione dello sportello di ascolto”. Ebbene, si sbagliavano tutti, tanto che al gruppo si sono presentati solamente pochi temerari. La psicologa ci ha infatti spiegato a cosa serve la presenza di quest’elemento in ogni scuola e ci ha inoltre dato delle dritte molto utili sul modo in cui aiutare gli amici nel momento del bisogno. Innanzitutto ci ha esortati ad abolire le cosiddette “barriere della comunicazione” cioè quei tentativi di aiuto che sortiscono l’effetto opposto trasformando dei tentativi di soccorso in vere e proprie barriere. Queste barriere sono una dozzina e personalmente ho sempre creduto che fossero tradizionali metodi d’aiuto e di conseguenza li ho spesso usati senza magari rendermi conto del fatto che stavo solamente aggravando la situazione. Questi metodi da non utilizzare sono: 1 Dirigere, dare ordini 2 Minacciare 3 Predicare 4 Consigliare 5 Cercare di persuadere 6 Giudicare, criticare 7 Ridicolizzare 8 Analizzare 9 Rassicurare 10 Interrogare 11 Cambiare argomento. Ma allora, come aiutare l’amico in difficoltà? Ecco la risp
osta: si chiama “Ascolto attivo” e significa principalmente trasformare le situazioni in emozioni dell’anima. Ad esempio, quando un amico si avvicinerà a voi dicendo:- Guarda! Ho risolto questo prospetto tutto da solo!- Voi risponderete attentamente:-Che soddisfazione, bravo!- Rispetto ad altre espressioni quali “Vedi, bastava seguire le indicazioni.” Oppure ”Bene, ma hai già rimesso tutto a posto?” Capite anche voi che risposte come queste sono utili solo a demoralizzare l’animo dell’amico. Insomma, d’ora in poi fate attenzione anche ad ascoltare gli amici: avranno una visione più chiara del problema e si sentiranno più sicuri.
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