A Beautiful Mind

30 01 2010

di Enrico Dal Fovo

Il film “A Beautiful Mind” del 2001 racconta la storia del matematico premio Nobel John Forbes Nash, come è raccontata nella biografia di Sylvia Nasar. Diretto da Ron Howard, annovera nel cast attori del calibro di Russell Crowe, Jennifer Connelly, Ed Harris e Paul Bettany.

Il ventunenne John Nash (Russell Crowe) entrato nell’università di Princeton, nel New Jersey, per conseguire il dottorato, è un individuo disturbato, ossessionato dall’obiettivo di conseguire un’ “idea originale”; conosce alcuni compagni di studi, ma l’unico che chiama amico è il suo compagno di stanza Charles Henman (Paul Bettany), oltre alle formule matematiche. Etichettato come particolare, strano o anche pazzo, John è estremamente diretto, il che ostacola molto le sue relazioni; a parte questo, elabora algoritmi e teorie per spiegare il movimento dei piccioni su un prato, la traiettoria di una donna che insegue uno scippatore, lo spostamento dei bambini che giocano a palla, ma non riesce a trovare l’Idea. Fino a che riesce a sviluppare la cosiddetta Teoria dei Giochi: la scoperta gli permette di trovare un posto al MIT (Massachussetts Institute of Technology) di Boston, oltre a collaborazioni con l’esercito per le sue abilità di decodificatore. Conosce in questo modo l’eminenza grigia William Parcher (Ed Harris), che si presenta come personalità eminente nei servizi segreti americani, e lo assolda per decifrare codici nascosti nei periodici: la missione di John sarà impedire che i russi facciano detonare in territorio americano un dispositivo nucleare trafugato a Berlino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel frattempo, John comincia riluttante a insegnare all’università, dove conosce Alicia (Jennifer Connelly, premio Oscar per migliore attrice non protagonista), brillante studentessa di fisica: sopportando l’iniziale ruvidità del professore e le successive stranezze nel loro rapporto, Alicia riesce ad amare John, contraccambiata. Inoltre l’uomo incontra dopo molto tempo il suo vecchio amico Charles, e la sua nipotina.

Quando sembra che la carriera e la vita di John abbiano raggiunto l’apice, una notte il professore viene coinvolto in una sparatoria tra William Parcher e due misteriosi individui: comincia a temere per Alicia, divenuta sua moglie, e le consiglia di andare a vivere dalla madre di lei. Ma la donna si insospettisce, fino a richiedere l’intervento del dottor Rosen (Christopher Plummer), noto psichiatra: durante una conferenza matematica, John viene avvicinato, fermato e costretto a collaborare. Si scopre così che William Parcher, Charles Henman e sua nipote sono prodotti della sua mente: John è affetto da schizofrenia acuta, ma non riesce a crederci. Convinto di essere deportato dai russi, è portato in un ospedale psichiatrico per essere sottoposto a cure mirate con shock insulinico e massicce dosi di farmaci. Un anno dopo, John, ormai papà, è ritornato a casa, ma non ha sconfitto le allucinazioni: anzi, ritorna a vedere William e Charles, che lo persuadono di essere reali. Ingannata da alcuni miglioramenti, Alicia abbassa la guardia, ma dopo che John mette in pericolo la vita del figlio, intende andarsene: in un lampo il marito si rende conto che la nipotina di Charles non è mai cresciuta, perciò non può essere reale, e Alicia è convinta a rimanere. Il dottor Rosen, interpellato nuovamente, permette che John sia ricoverato nella propria casa e sia accudito dalla moglie.

Passano gli anni. John combatte con difficoltà contro le allucinazioni, contro l’affetto che prova per gli amici prodotti dalla sua mente; ottiene un posto come bibliotecario a Princeton, ma viene subito etichettato come matto. Però continua anche i suoi calcoli e le sue teorie: un giorno viene avvicinato da uno studente che ha studiato le sue teorie, e gli sottopone alcune sue elaborazioni; in poco tempo John fornisce delle delucidazioni in biblioteca a un folto gruppo di studenti. Il rettore dell’università, un suo vecchio compagno di studi, gli permette di riprendere l’insegnamento. Nel 1994, John Nash riceve il premio Nobel in Economia per la sua Teoria dei Giochi, testata d’angolo nell’economia moderna: durante la cerimonia, nel suo discorso John dichiara di non aver mai capito le misteriose equazioni dell’amore, ma di aver trovato in esse, anzi in sua moglie Alicia, il motivo, le ragioni: “Tu sei tutte le mie ragioni”.

La cosa più sorprendente del film è, a mio parere, la capacità che ha di indurre lo spettatore stesso a seguire l’odissea di John, a credere nelle stesse cose in cui crede lui; poi, quando ci si convince della verità, si prova una sorta di affetto nostalgico per i prodotti della mente del matematico, come bei ricordi di un passato diverso dal presente. A parte questo, di grande impatto è la scena della “consegna delle penne”: tutti i docenti dell’Università di Princeton, nella sala da pranzo, appoggiano la propria penna sul tavolo di un professore, per manifestargli il loro rispetto. John aveva già assistito a questa cerimonia di tradizione da studente, ma mai avrebbe pensato che sarebbe successo a lui, quando viene informato di essere stato nominato al premio Nobel. Impressionante è, infine, oltre alla straordinaria capacità recitativa di Russell Crowe, la forza di volontà del personaggio da lui interpretato, la sua serena rassegnazione a dover ignorare un caro amico, un affettuosa nipotina acquisita e un capo di lavoro che gli aveva permesso di sfruttare appieno le sue capacità. Ignorare, perché le visioni non sarebbero mai scomparse: ma come detto sopra, erano una specie di ricordi; e come John Nash, tutti sono perseguitati dal passato.


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