Considerazioni su una teoria di J. F. Lafitau
di Stefano Cristelli e Lukas Schulmers
“Anche i Greci, un tempo, furono dei barbari”. E’ con questa inaspettata sentenza che si è aperto ieri mattina il gruppo omonimo, presieduto dalla professoressa Elena Franchi, docente di lettere classiche all’Università di Trento. L’incontro è durato poco più di un’ora e ha visto protagonisti studenti del liceo quanto del ginnasio.
A dire il vero, spiega la Franchi, il termine più adeguato sarebbe “selvaggi”. Resta da spiegare il motivo di tale attribuzione. In cosa la civiltà greca, considerata madre dell’odierno Occidente e generatrice di tutte le arti, si dimostra tanto primitiva? Di fatto, nella sua stessa primitività.
Il dibattito prende spunto dalla teoria più famosa di un noto missionario gesuita francese del ‘700, tale J. F. Lafitau. Il
chierico, svolgendo il proprio incarico nella regione del Canada, incontrò ed ebbe modo di studiare lingua e costumi irochesi. Di qui lo scandalo: l’intraprendente sacerdote formulò un’ipotesi per la quale i Greci condivisero, a loro tempo, le abitudini tribali tipiche delle popolazioni da lui osservate. Chiaro che in breve lo scalpore si trasformò in condanna e la tesi di Lafitau non venne nemmeno considerata. Salvo poi, alcuni decenni dopo, essere ritirata in ballo ed esaminata: ciò che si voleva dimostrare, sostanzialmente, era che la fase vissuta dagli indigeni non rappresentasse tanto un’eccezione, quanto piuttosto un momento imprescindibile nella storia di qualsiasi gruppo sociale.
Senza alcuna differenza, per cui, anche i Greci avrebbero dovuto attraversare una situazione simile: la loro componente “selvaggia”, insomma, dovrebbe essere tutt’altro che fantastica. Comprovare questa tesi è tuttora il compito di numerosi studiosi.
Ma cosa s’intende esattamente con “abitudini tribali”? A prescindere da quelli che sono i riti religiosi e sacrali a noi ben conosciuti (libagioni, sacrifici e consultazione della volta celeste), sono le cerimonie d’iniziazione a rappresentare il nesso che congiunge Greci e popolazioni indigene. Popolazioni, queste, da intendersi non tanto come “sotto-sviluppate” – termine che suona inadeguato in un contesto simile -, quanto legittimate nella loro transizione del loro sviluppo stesso.
Di quali riti d’iniziazione si discuta, la professoressa Franchi lo spiega subito: lotte che contrappongono individui della stessa età in gare d’eccellenza, prove di resistenza fisica quali mutilazioni, tatuaggi (talvolta delle vere e proprie escoriazioni, in altri casi tatuaggi effettivi incisi dal medico o dallo sciamano della tribù) o dimostrazioni varie di coraggio quali tuffi o balzi da diverse altezze. Anche il taglio della barba, nel contesto simbolico, rappresenta il passaggio dalla giovinezza all’età adulta: il tutto consisteva nella rasatura e nell’offerta della primo pelo agli dei.
L’analisi offerta dalla Franchi presuppone la considerazione di tre momenti storici ben definiti. Si parte dallo scontro cosiddetto “dei Campioni”, narrato da Erodoto nel I libro delle sue Storie. A contendersi l’area della Tirreatide sono Argivi e Spartani. Questi ultimi si ripresentano nel secondo episodio, ambientato stavolta in Argolide, e descrittoci, oltre che dal solito Erodoto, anche da Pausania (sebbene le discordanze fra i due testi risultino naturalmente evidenti). Per ultima, poi, è stata citata dalla professoressa una battaglia relativamente sconosciuta. Si tratta di una schermaglia riguardante l’ “inesistente” popolo degli Iulami. Inesistente per modo di dire: l’antropologo che lo studiò preferì fornire indicazioni fittizie riguardo all’ubicazione e al nome degli indigeni, in modo da salvaguardare il loro stesso habitat.
In tutti i casi, l’attenzione dell’auditorio è stata indirizzata alla componente rituale e simbolica dell’evento. Le vittorie, gli stratagemmi e i risultati dei dif
ferenti scontri hanno rivelato una possibile connessione con i riti d’iniziazione sopracitati. I giovani dovrebbero essere stati impegnati in tal maniera per conseguire una qualifica di acquisita maggiore età. Il condizionale perché, come più volte evidenzia la Franchi, non ci è giunta alcune testimonianza diretta dal mondo greco. Le supposizioni sono perciò oggetto di continui studi e sono molte le diverse correnti di pensiero.
A concludere l’esperienza la possibilità di esporre eventuali dubbi alla Professoressa, che si ringrazia ancora per la collaborazione.
Ringrazio per la partecipazione, davvero inattesa, e la collaborazione degli studenti. Ho apprezzato come si siano (vi siate) spesi per individuare eventuali ‘spie ‘iniziatiche’ nelle guerre argivo-spartane. Ho apprezzato anche come siano (siate) stati disponibili a mettere in gioco i loro (vostri) orizzonti d’attesa e a trasferire l’affascinante e romantica idea di riti di iniziazione in Grecia antica dal piano dei fatti a quelli dell’immaginario… per dirla con le parole di una di voi, a vedere come “Erodoto ragionasse in modo iniziatico”.